--- title: "Partita IVA per vendere online: costi e regime giusto" description: "Aprire la partita IVA per vendere online è gratuito, ma i costi veri sono i contributi INPS e il regime. Soglia OSS: 10.000 €. Quanto mettere a budget." date: 2026-10-04 lastUpdated: 2026-10-04 author: "Alessandro Ferretti" url: https://espertiecommerce.com/partita-iva-vendere-online/ site: "Esperti Ecommerce (espertiecommerce.com)" language: it --- # Partita IVA per vendere online: costi e regime giusto ![Un pacco di cartone, una borsa verde e due mucchi di monete d'oro su un tavolo chiaro, accanto a un tablet bianco con schermo nero.](https://espertiecommerce.com/images/partita-iva-vendere-online-cover-1200.webp) > **In breve:** aprire la partita IVA per vendere online costa poco all'inizio: l'apertura è gratuita, ma arrivano subito bolli, diritti CCIAA e commercialista. Il conto vero arriva con i contributi INPS della Gestione Commercianti, tra 3.600 € e 4.611 € annui per i soli fissi, e con la scelta tra regime forfettario e ordinario. Il forfettario prevede un'imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni), esonero IVA e un limite di ricavi di 85.000 €. La soglia OSS per le vendite in Europa è 10.000 €. Questa guida ti dice quanto mettere a budget, quale regime scegliere e come gestire marketplace e vendite oltreconfine. Chi cerca quanto costa aprire la partita IVA per vendere online si concentra quasi sempre sull'aliquota. Errore di prospettiva. L'aliquota decide una riga del budget; i contributi INPS e il regime fiscale decidono se il progetto sta in piedi il primo anno. Se sei qui per la parte tecnica, la guida su [come creare un negozio Shopify in Italia](https://espertiecommerce.com/creare-negozio-shopify-italia/) copre il pannello e le app. Qui restiamo sul fisco. Il mercato giustifica l'attenzione. Le entrate delle piattaforme digitali sono passate da circa 3 a 14 miliardi di euro tra il 2016 e il 2020, secondo i dati del Consiglio europeo citati da [Stripe](https://stripe.com/it/resources/more/dac7-ruling-italy) nel 2024. I [principali negozi online in Italia](https://www.statista.com/forecasts/871153/italy-top-online-stores-italy-ecommercedb/) monitorati da Statista confermano un mercato cresciuto e competitivo. Trasparenza: questo articolo contiene link di affiliazione a Shopify. Se attivi un abbonamento passando da qui, il sito riceve una commissione e tu non paghi nulla in più. I [piani Shopify](https://shopify.pxf.io/WOzLvA?subId1=espertiecommerce.com&u=https%3A%2F%2Fwww.shopify.com%2Fit%2Fpricing) partono da 32,00 € al mese con fatturazione mensile, secondo la pagina prezzi consultata il 28 agosto 2026. Quello che segue è una mappa delle spese, non una consulenza fiscale. Per la tua posizione specifica, parla con un commercialista. I piani, i prezzi e le funzioni di Shopify cambiano; verifica sempre i dati attuali su shopify.com prima di decidere. ## Indice dei contenuti - [Quanto costa aprire la partita IVA per vendere online](#quanto-costa-aprire) - [Chi deve aprire la partita IVA e chi può restare senza](#chi-deve-aprire) - [Regime forfettario o ordinario: la tabella del confronto](#regime-forfettario-o-ordinario) - [Contributi INPS: il costo nascosto che decide il tuo margine](#contributi-inps-costo-nascosto) - [Codici ATECO 2025: quale scegliere per il tuo negozio online](#codici-ateco-2025) - [Vendite in Europa: quando scatta l'obbligo di OSS e VIES](#vendite-in-europa-oss-vies) - [Marketplace e dropshipping: l'IVA la gestisce Amazon?](#marketplace-e-dropshipping-iva) - [Oltre il limite del forfettario: procedura per passare all'ordinario](#oltre-limite-forfettario) - [Domande frequenti](#domande-frequenti) - [Fonti](#fonti) ## Quanto costa aprire la partita IVA per vendere online L'apertura in sé è gratuita. L'Agenzia delle Entrate non chiede un euro per attribuire il numero. I costi arrivano dagli adempimenti attorno all'apertura, e sono quasi tutti una tantum. Ecco i passi in ordine, con i costi che incontrerai: 1. **Scegli il codice ATECO** — determina il coefficiente di redditività e la gestione INPS. Non costa nulla, ma sbagliarlo costa in contributi. 2. **Scegli il regime** — forfettario o ordinario. La scelta si fa all'apertura e condiziona tutto il primo anno. 3. **Invia il modello AA9/12** — per le persone fisiche, tramite telematica o ComUnica. Con un commercialista, la pratica costa tra 200 € e 500 €. 4. **Iscriviti alla Camera di Commercio** — diritti di segreteria e bolli tra 35 € e 200 €, più un diritto annuale di 50-120 €. 5. **Presenta la SCIA al SUAP** — la Segnalazione Certificata di Inizio Attività va al Comune o alla Camera di Commercio, con bollo di circa 30 €. 6. **Iscriviti a INPS** — Gestione Commercianti o Gestione Separata, a seconda del codice ATECO. Qui si decide il costo ricorrente. 7. **Attiva VIES o OSS se vendi in Europa** — registrazione gratuita, ma richiede contabilità separata. Ti serve una PEC e una firma digitale per quasi ogni passaggio. La fatturazione elettronica è obbligatoria dal 2019 per tutti, e dal 2024 anche per i forfettari. Sul sito, servono privacy policy, cookie policy, condizioni di vendita e rispetto del diritto di recesso di 14 giorni: non sono costi fiscali, ma adempimenti che il consumatore può far valere. La spesa una tantum, fra commercialista, bolli e CCIAA, si aggira tra 300 € e 700 €. Se hai già un negozio su Shopify, i [costi delle app](https://espertiecommerce.com/costo-app-shopify/) e le [commissioni di Shopify](https://espertiecommerce.com/commissioni-shopify/) si sommano a questi adempimenti. Il [canone mensile di Shopify](https://espertiecommerce.com/quanto-costa-shopify-al-mese/) è un'altra riga. Ma sono spiccioli rispetto a quello che arriva a dicembre con i contributi INPS. ## Chi deve aprire la partita IVA e chi può restare senza L'Agenzia delle Entrate non guarda il fatturato. Guarda tre criteri: abitualità, continuità e organizzazione. Se vendi in modo continuativo, con un catalogo e un sito, hai un'attività. Serve la partita IVA. L'eccezione è la vendita occasionale. Se svuoti la cantina una volta all'anno, o vendi pochi oggetti usati senza un'attività organizzata, non ti serve. Indicativamente, attività sotto i 30 giorni all'anno rientrano nell'occasionalità. Ma aprire un negozio su Shopify o Amazon con un catalogo attivo non è mai "occasionale", anche se vendi poco. C'è un mito diffuso. Sotto i 5.000 € di fatturato non serve la partita IVA. Falso. Non esiste una soglia di fatturato sotto la quale si può evitare l'apertura. Conta l'abitualità, non l'importo. Anche 2.000 € annui richiedono la partita IVA se l'attività è abituale. Abbiamo approfondito questo punto nella guida su [Shopify senza partita IVA](https://espertiecommerce.com/shopify-senza-partita-iva/). Vendere senza partita IVA quando è obbligatoria espone a sanzioni tra 103 € e 10.000 €, secondo le disposizioni dell'Agenzia delle Entrate. La sanzione supera in un colpo il costo dell'apertura. Un dipendente può aprire la partita IVA. Se lavora full-time nel privato, può essere esonerato dai contributi INPS fissi, ma l'esonero non è automatico: va verificato caso per caso. ## Regime forfettario o ordinario: la tabella del confronto Il regime fiscale si sceglie all'apertura. Cambiarlo a metà anno è possibile ma complicato. Ecco il confronto sulle cinque righe che decidono il tuo margine. | | Regime forfettario | Regime ordinario/semplificato | |---|---|---| | **Imposta** | 15% sul reddito imponibile (5% per i primi 5 anni se nuova attività) | IRPEF a scaglioni (23%-43%) più IVA | | **IVA** | Esonero fino a 85.000 € di ricavi | Obbligo, con detrazione sugli acquisti | | **Contabilità** | Semplificata, fatturazione elettronica obbligatoria | Semplificata fino a 500.000 € (servizi) o 800.000 € (altre attività) | | **Limite ricavi** | 85.000 € per il commercio | 500.000 € / 800.000 € per il semplificato | | **Deducibilità spese** | No: si usa il coefficiente di redditività (40% per commercio al dettaglio) | Sì, tutte le spese inerenti sono deducibili | | **Quando conviene** | Avviare un negozio con costi bassi e margini alti, nei primi anni | Quando le spese superano il 60% dei ricavi, o si superano i limiti forfettari | > **Il nostro giudizio:** per chi apre ora e vende prodotti fisici con margini contenuti, il forfettario è quasi sempre la scelta giusta nei primi anni. L'imposta al 5% e l'esonero IVA riducono il carico fiscale a una cifra gestibile. Il nostro orientamento cambia quando i costi operativi, fra stock, pubblicità e spedizioni, superano il 60% dei ricavi: lì l'ordinario recupera con le deduzioni quello che il forfettario non ti lascia scorporare. Un esempio numerico. Ricavi annui: 25.000 €. Coefficiente di redditività per il commercio al dettaglio online: 40%. Reddito imponibile: 10.000 €. Imposta sostitutiva al 5% per le nuove attività: 500 €. Al 15% dopo il quinto anno: 1.500 €. Sopra restano i contributi INPS, che pesano molto di più. Il forfettario permette di chiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS fissi. È un risparmio reale, ma va richiesto esplicitamente in fase di iscrizione. ## Contributi INPS: il costo nascosto che decide il tuo margine L'imposta sostitutiva è il numero che tutti guardano. I contributi INPS sono il numero che decide il margine. Per il commercio al dettaglio online, l'iscrizione va alla Gestione Commercianti dell'INPS. I contributi fissi annui si aggirano tra 3.600 € e 4.611 €, da versare in quattro rate trimestrali. Sono dovuti anche se non incassi nulla. Anche se il negozio chiude a giugno. Sopra un reddito minimale, fissato a 15.953 € per i commercianti, scattano contributi variabili al 24% o 25,48% sull'eccedenza. Se il tuo reddito imponibile supera quella soglia, la fattura INPS cresce in proporzione. Riprendiamo l'esempio. Ricavi 25.000 €, coefficiente 40%, reddito imponibile 10.000 €. Sotto la soglia minimale, paghi solo i fissi: 3.600 € circa. L'imposta sostitutiva al 5% sono 500 €. Totale tasse e contributi: 4.100 € su 25.000 € di ricavi. Il 16,4%. Se vendi servizi online e non prodotti fisici, potresti finire nella Gestione Separata. I contributi sono percentuali sul reddito, senza il minimo fisso. La differenza è rilevante: sotto i 15.953 € di reddito, la Gestione Separata costa meno. Sopra, può costare di più. Ecco un modello di budget da copiare per il primo anno: **Budget partita IVA — primo anno (forfettario, nuova attività)** - Apertura (commercialista + bolli + CCIAA): 500 €. - Diritto annuale CCIAA: 120 €. - Contributi INPS fissi (con riduzione 35%): 2.340 €. - Imposta sostitutiva (5% su 10.000 € imponibili): 500 €. - Commercialista (gestione annuale): 800-1.500 €. - **Totale stimato: 4.260-5.960 €**. Sono cifre indicative. Le aliquote INPS si aggiornano ogni anno. Verifica gli importi correnti sul sito dell'INPS o con il tuo commercialista. ## Codici ATECO 2025: quale scegliere per il tuo negozio online Fino al 31 marzo 2025, il codice per l'e-commerce era uno: 47.91.10, "commercio al dettaglio via internet". Dal 1° aprile 2025, con l'aggiornamento ATECO 2025, non esiste più un codice unico per la vendita online. Il codice dipende dal tipo di prodotto venduto. Se vendi abbigliamento, il codice riflette il settore merceologico. Se vendi elettronica, un altro. La logica è la stessa classificazione ATECO tradizionale, applicata al canale online. Il codice determina il coefficiente di redditività nel forfettario e la gestione INPS di iscrizione. Per il dropshipping non c'è un codice specifico. Conta la sostanza dell'attività: se il cliente paga te e tu gestisci la piattaforma, sei un commerciante. Il codice segue il prodotto venduto, non il modello logistico. Per i prodotti artigianali venduti online, il codice può ricadere nella produzione artigianale invece che nel commercio. La differenza è rilevante: l'iscrizione all'albo artigiani cambia i contributi INPS e la Camera di Commercio di riferimento. Se hai già una partita IVA con il codice 47.91.10 aperto prima dell'ATECO 2025, non devi cambiare immediatamente. La variazione si fa con una comunicazione all'Agenzia delle Entrate o tramite ComUnica. Conviene allineare il codice alla prima variazione utile. ## Vendite in Europa: quando scatta l'obbligo di OSS e VIES La Commissione europea fissa a 10.000 € la soglia delle vendite a distanza intracomunitarie per il regime OSS, come riportato sul [portale OSS della Commissione europea](https://vat-one-stop-shop.ec.europa.eu/one-stop-shop_en). Sotto i 10.000 € annui di vendite verso altri Paesi UE, applichi l'IVA italiana. Sopra, applichi l'IVA del Paese del consumatore. Il regime OSS ti permette di dichiarare e versare l'IVA di tutti i Paesi UE con un'unica dichiarazione, invece di registrarti in ogni Stato membro. Il mini One Stop Shop è attivo dal 1° gennaio 2015 per i servizi digitali; l'OSS esteso dal 1° luglio 2021 per le vendite di beni. Le dichiarazioni IVA OSS sono trimestrali nei regimi non-UE e UE, e mensili nel regime di importazione. Il regime di importazione OSS si applica alle spedizioni da Paesi extra-UE di valore non superiore a 150 €. Per vendere in Europa ti serve anche il numero VIES, che abilita le cessioni intracomunitarie. Si richiede all'Agenzia delle Entrate ed è gratuito, ma richiede che la partita IVA sia già attiva. L'abbiamo trattato in dettaglio nella guida su [IVA e vendite online](https://espertiecommerce.com/iva-vendite-online/). L'[OECD](https://www.oecd.org/en/events/2026/01/sixth-meeting-of-the-oecd-global-forum-on-vat.html) tiene un forum globale sull'IVA che discute proprio queste soglie e la loro armonizzazione. La [proposta di direttiva europea sull'IVA nell'era digitale](https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022PC0701), pubblicata dall'Ufficio delle Pubblicazioni dell'Unione Europea, indica la direzione di marcia: verso un'estensione degli obblighi anche alle piattaforme che facilitano le vendite. Non aspettare una lettera dell'Agenzia delle Entrate per occupartene. Pianifica i costi di registrazione OSS e contabilità separata prima di attivare le spedizioni internazionali. ## Marketplace e dropshipping: l'IVA la gestisce Amazon? Dipende, ma non completamente. Quando vendi su un marketplace come Amazon, la piattaforma può trattenere e versare l'IVA per conto tuo in certi casi. La partita IVA, la fatturazione e gli obblighi di catalogo restano tuoi. Dal 2023, i marketplace comunicano i redditi dei venditori all'Agenzia delle Entrate in base alla direttiva DAC7. [Stripe](https://stripe.com/it/resources/more/dac7-ruling-italy) ha analizzato questo quadro nel suo report del 2024: la trasparenza fiscale sulle piattaforme è ormai un dato di fatto, non un'eccezione. Se il marketplace trattiene l'IVA, per esempio Amazon per le vendite OSS sotto i 150 € di importazione, tu rimani responsabile della fatturazione verso il cliente finale e della registrazione dei corrispettivi. La fattura non è obbligatoria per i privati, salvo richiesta, ma lo è per le aziende. Nell'e-commerce indiretto, con beni fisici, si registrano i corrispettivi giornalieri. Per il dropshipping la questione è simile. Se il fornitore spedisce direttamente al cliente ma il cliente paga te, sei tu il venditore. La partita IVA è tua, l'IVA è tua, la responsabilità sul prodotto è tua. Il marketplace o la piattaforma di fulfillment non trasferiscono l'obbligo fiscale. I [piani Shopify a confronto](https://espertiecommerce.com/piani-shopify-a-confronto/) ti dicono cosa include la piattaforma. Quello che non include, mai, è la gestione fiscale della tua posizione. Quella resta tua. ## Oltre il limite del forfettario: procedura per passare all'ordinario Il limite del forfettario per il commercio al dettaglio online è 85.000 € di ricavi annui. Se lo superi a metà anno, non perdi il regime immediatamente. L'Agenzia delle Entrate applica un meccanismo di tolleranza: il limite va rispettato nell'anno solare, e un superamento occasionale non causa l'uscita automatica. Se però superi i 85.000 € in modo strutturale, passi al regime ordinario dall'anno successivo. La comunicazione si fa all'Agenzia delle Entrate entro il termine previsto per le opzioni del regime. In pratica, il commercialista prepara la comunicazione e tu la invii telematicamente. Conoscere l'uscita fa parte della scelta. Se prevedi di crescere oltre 85.000 € nel primo anno, forse il forfettario non è la partenza giusta. Se cresci a metà anno, il passaggio è ordinato: apri la contabilità con i registri IVA e dei corrispettivi, e inizi a dedurre le spese. Il passaggio richiede l'apertura dei registri contabili. Se eri in forfettario con contabilità semplificata, ora servono registri acquisti, vendite, IVA e beni ammortizzabili. Il commercialista gestisce la transizione, ma il costo annuale aumenta. ## Domande frequenti ### Devo cambiare il codice ATECO se avevo già aperto con 47.91.10? Non c'è un obbligo immediato di variazione, ma dal 1° aprile 2025 il codice 47.91.10 non esiste più come categoria unica per l'e-commerce. Conviene allineare il codice alla prima variazione utile, per esempio al rinnovo annuale, tramite ComUnica o comunicazione all'Agenzia delle Entrate. Il commercialista può verificare quale codice ATECO 2025 corrisponde al tuo settore merceologico specifico. ### Come si fa l'iscrizione al regime OSS per vendere in Europa? L'iscrizione OSS si fa dal portale dell'Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata all'One Stop Shop. Ti serve la partita IVA attiva, l'iscrizione al VIES e l'accesso ai servizi telematici dell'Agenzia. La registrazione è gratuita. La prima dichiarazione va presentata nel trimestre successivo al superamento della soglia di 10.000 €, e da quel momento le scadenze sono trimestrali per i regimi UE e non-UE. ### Se vendo sia prodotti fisici sia servizi online, a quale gestione INPS mi iscrivo? Dipende dall'attività prevalente. Se la vendita di beni fisici è prevalente, vai nella Gestione Commercianti con i contributi fissi tra 3.600 € e 4.611 €. Se i servizi online sono prevalenti, puoi finire nella Gestione Separata, dove i contributi sono percentuali sul reddito senza minimo fisso. Il codice ATECO che scegli all'apertura determina la gestione. Se hai entrambe le attività in misura significativa, il commercialista deve valutare quale prevale per evitare doppi adempimenti. ### Cosa succede se supero il limite del forfettario a metà anno? Non perdi il regime subito. Il limite di 85.000 € va rispettato nell'anno solare. Se lo superi per un importo contenuto, resti in forfettario fino a fine anno. Se lo superi in modo consistente, passi all'ordinario dall'anno successivo, con comunicazione all'Agenzia delle Entrate. Dal momento del passaggio devi aprire i registri IVA e dei corrispettivi e iniziare a fatturare con IVA. ### Quali spese posso dedurre in regime ordinario? Tutte le spese inerenti all'attività: acquisto merci, costi di spedizione, pubblicità su Google Ads e Meta Ads, abbonamenti software inclusi Shopify, commissioni di pagamento, costi di reso, affitto del magazzino e consulenze. Le spese vanno documentate con fattura o ricevuta e registrate nei registri contabili. Nel forfettario invece non si deduce nulla: il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività del 40% ai ricavi totali. ## Fonti 1. Stripe, "Direttiva DAC7 in Italia". https://stripe.com/it/resources/more/dac7-ruling-italy — consultato il 28 agosto 2026 2. European Commission, "VAT e-Commerce - One Stop Shop". https://vat-one-stop-shop.ec.europa.eu/one-stop-shop_en — consultato il 28 agosto 2026 3. Statista GmbH, "Italy - Top Online Stores". https://www.statista.com/forecasts/871153/italy-top-online-stores-italy-ecommercedb/ — consultato il 28 agosto 2026 4. Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), "Sixth Meeting of the OECD Global Forum on VAT". https://www.oecd.org/en/events/2026/01/sixth-meeting-of-the-oecd-global-forum-on-vat.html — consultato il 28 agosto 2026 5. Publications Office of the European Union, "Proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le norme in materia di IVA nell'era digitale". https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022PC0701 — consultato il 28 agosto 2026